un viaggio 7508

water-2

Dopo un lungo viaggio approdo sulle rive di una terra sconosciuta; mi guardo intorno, incerta e spaesata avanzo a piedi nudi  sulla sabbia fredda.

E’ notte, alzo gli occhi al cielo.

Il telone logoro e scuro che un vecchio saggio chiamato tempo stende ogni sera sopra l’azzurro, lascia ancora intravedere al di là del buio; è così che scorgo le minuscole luci sotto chiamate stelle.

La luna è una lama di cristallo che mi cattura e che improvvisamente diventa una sfera magica attraverso la quale riesco a distinguere ciò che mi circonda; intuisco alcune forme, ma ora il vento è caldo sulla mia pelle e confonde i miei pensieri.

Cammino ancora ed è giorno e mi meraviglio di riconoscere un fiore che pensavo non avrei più incontrato; questa volta però mi fermo a raccoglierlo e lui si sprigiona in tutta la sua sensibilità, mentre intorno ogni cosa si colora come per magia.

I bambini ridono e corrono scalzi per le strade, le donne hanno la loro gioia nel cuore i gli uomini le abbracciano spensierati.

La musica invade l’aria e s’impossessa di me espropriata.

Le onde del mare mi si buttano addosso … ancora … una dopo l’altra mi scuotono e fanno vibrare il mio corpo e mi trascinano giù.

I battiti del mio cuore aumentano ed il sangue scorre più veloce nelle mie vene.

Mi manca il respiro e allora su …. prendo l’aria a pieni polmoni; la voglio tutta e le mie braccia si muovono dentro le onde, mentre le mani accarezzano la superficie dell’acqua.

Sono completamente avvolta, le mie gambe avvinghiano l’impossibile, la mia mente si perde tra i sussurri prima ed il respiro affannato poi.

Il sorriso è totale, la luce dominante.

Mi lascio cullare

                                               trasportare

                                                                                 galleggio

                                                                                                                                 svanisco

 

CHI – AMA 14808

femme

Aspetto  la tua voce

il suono delle tue parole

aspetto di sentirti così gli impulsi arrivano dritti al cervello da cui partono i segnali che prendono strade diverse dentro me.

Sono lucida obiettiva razionale.

Aspetto di sentirti

di ascoltarti

Chiama

Mettimi il linea diretta con le onde del mare così per un istante potrò sciogliere le catene della quotidianità,

mandami le voci dei bambini, le loro grida mentre corrono e giocano,

le loro risate così la spensieratezza e le emozioni prenderanno il sopravvento.

Descrivimi di che blu è il cielo lì che qui è così grigio, cupo, le nuvole tanto cariche di pioggia così a lungo da non poter immaginare che questo tempo cambierà.

Dimmi del cibo diverso,

dei sapori nuovi,

dei colori predominanti,

dell’odore dell’aria di un altro paese,

delle facce sconosciute che ti passano accanto senza sapere chi sei,

del caldo che ti circonda,

delle voci incomprensibili che cogli intorno a te mentre ad occhi chiusi ti godi la tregua che ti porta lontano dal resto del mondo,

quel lungo e beato attimo di incoscienza che ti culla e ti ispira,

quel profumo che nel vento riesci a percepire e ti riporta ad un momento migliore.

Oltre (….8 rovesciato) 31108

oltre

L’aria sprigiona un profumo irresistibile

il cielo è più chiaro così infinitamente pieno di stelle appena nate ma sempre le stesse di sempre

la musica viene da lontano, col vento

le mani si cercano furiose

i corpi ansimanti si incontrano

arrivano parole sussurri gemiti

il cuore batte forte

l’anima si esalta

l’estasi del piacere inonda i sensi

i pensieri corrono liberi in tutte le direzioni, senza meta

prendere semplici gesti scontati e riportarli in vita

colorandoli di arcobaleno

è dare loro il valore che il tempo che passa tenta di sbiadire

sfamiamo il corpo

dissetiamo il nostro spirito

continuiamo a spalancare i nostri insaziabili occhi sul mondo …

ancora !

E non fermiamoci a guardare il sole che bellissimo qui tramonta e muore

andiamo oltre, là dove lo stesso sole sta sorgendo,

oltre l’orizzonte dei nostri piccoli pensieri

L’infinito oltre l’orizzonte 10508

redladyonbeach

Vestita dei miei sensi posso vedere l’orizzonte,

quella linea sottile che segna la fine del mondo.

Percepisco il fragore dell’immenso e il suo silenzio assordante.

Il mio cuore trabocca e i miei occhi vedono la certezza assoluta dell’anima

un cielo in cui ci si può specchiare

i sapori sono forti e l’aria è impregnata del profumo della pelle di un bimbo

le mie mani ti sfiorano e mi senti nella tua libertà

mi ami

 

INCO – GN – ITA 141208

634-1-grande-2-costellazioni02.jpg

A quei tempi venivo accuratamente nascosta sotto falso nome.

Mi chiamavo Pablo, anche se ancora non potevo saperlo.

Ero bellissima.

Una sera mi regalò perfino una parrucca, lunghi capelli castani con riflessi colore dell’oro, così, nell’evenienza tutto fosse poi stato scoperto, io avrei potuto giustificare il fatto confessando di essere un/una trans “che non ce la fa davvero più a stare nella propria pelle”.

Ci capitava di ridere per stupidaggini di poco conto come questa ed eravamo così bravi ad ironizzare su tutto; in realtà c’era poco da stare allegri : eravamo una “coppia clandestina” e quindi privi di libertà, e alcuni sanno bene quanto si aneli alla libertà specialmente in tali frangenti, ma soprattutto se già allora fossimo venuti a conoscenza delle conseguenze del caso.

Quella sera era un inverno come tanti altri per tutti ma non per noi, per noi era un inverno davvero speciale, era il nostro inverno.

All’uscita del negozio dove avevo provato l’acconciatura che più si addiceva al mio viso, lui mi abbracciava per strada cingendomi la vita, mi guardava negli occhi sorridendomi fino giù in fondo al cuore, proprio nel punto dov’è più buio e ci si smarrisce.

Fu così che io ritrovai me stessa ma persi la strada per tornare indietro.

Diventai sua complice.

Inutile dire che, e perché, inizialmente tentai di oppormi a gran fatica con tutte le mie forze.

Camminavamo ubriachi dentro ad un fluido sotto le luci di natale della città; i nostri sensi, tutti e cinque anzi sei o forse addirittura sette senza esagerare, ci stordivano lasciandoci in quello stadio di galleggiamento dove davvero e non a parole il mondo è più leggero.

“Un corpo che riceve una spinta verso l’alto”…. com’era quella legge fisica? “La forza che agisce sul corpo dal basso verso l’alto è diretta in verso opposto rispetto alla forza peso quindi riduce l’effetto di quest’ultima; come conseguenza di ciò, il peso di un corpo immerso nell’acqua, o in generale in un fluido, appare inferiore a quello dello stesso corpo nell’aria”.

Insomma, mancava la forza di gravità sotto i nostri piedi, nella nostra testa non c’era spazio per i fatti gravi che sarebbero poi invece inevitabilmente accaduti… quanto tempo avevamo allora!

Sono convinta di essere stata l’unica a sapere che lui era un agente segreto in missione, e anche se la missione non la conoscevo affatto, io non lo tradii mai.

Una volta fece la sua confessione anche ai bambini, certo comunque che l’avrebbero presa per uno scherzo, cosa che naturalmente avvenne visto che a tavola, con i bicchieri all’orecchio, mimavano invisibili ricetrasmittenti per inviargli importanti comunicazioni di servizio : “contrordine, niente scuola domani e nei prossimi giorni, pericolo di vita, nessuno dovrà uscire dalle proprie case, ripeto agente segreto, pericolo, pericolo, u bot u bot….”.

E così finiva la cena tra risa, posate come bacchette dei direttori d’orchestra e musiche extraterrestri suonate dalle nostre dita che descrivevano un cerchio sull’orlo dei bicchieri.

Nessuno a quell’epoca avrebbe potuto neanche minimamente immaginare il peggio.

Sì, perché fu più tardi e all’improvviso che, nonostante gli anni trascorsi a fare del nostro meglio, lui per le sue missioni importanti che ormai non gli concedevano più tempo né spazio, ed io per cercare di rendere migliore il suo tempo quando stavamo insieme e più ampi i suoi spazi sottraendoli piena di cieca fiducia ai miei (non è forse vero che per un amico si dovrebbe sempre fare di più?), tutto accadde in meno di un batter d’ali senza che nessuno potesse fare nulla per impedirlo.

Mille domande senza mai fine, conclusioni incerte, vacillanti e soprattutto dubbi inutili.

Una missione finita male? Un’importante partita persa che l’aveva lasciato senza speranze? Una scelta sbagliata che l’aveva costretto alla fuga? La costante preoccupazione di essere definitivamente scoperto, messo a nudo, braccato, senza più via di scampo? Un errore che aveva ripetuto e che l’aveva messo con le spalle al muro? O aveva semplicemente preferito lasciare tutto e tutti perché soggiogato da situazioni divenute per lui insopportabili?

Non lo so, è la parte che non conosco. E non voglio più saperlo, ci ho perso tante energie indispensabili alla sopravvivenza nel luogo in cui mi trovo.

Temo che l’età, il tempo che trascorre inesorabile lasciando le sue tracce ovunque, sia stato il suo vero punto debole, il suo tallone d’Achille, anche se questo lui non l’avrebbe mai voluto lasciar trasparire; il suo senso della relatività non era mai esistito? O era semplicemente venuto meno?

Ora lui è lontano, molto probabilmente su un’isola sperduta in attesa di istruzioni per proseguire, anche se io preferisco immaginarlo mentre cammina tra la folla di una caotica grande città con quel suo passo sicuro e la faccia accigliata, in procinto di organizzare al meglio una nuova missione.

Per quanto riguarda me, ho lasciato la città dopo pochi giorni dalla sua partenza- chiamarla scomparsa mi fa sentire tutto il peso della vita che passa-, giusto il tempo di cedere ad altri il posto di lavoro che occupavo instancabile da un tempo che per me a questo punto era divenuto davvero troppo, e insopportabile, fare i dovuti passaggi di proprietà, salutare i miei cari-mi ci volle una forza indicibile per rassicurarli che là dove andavo avrei avuto un aeroporto a portata di mano- ed i pochi amici che sentivo vicini…. Amicizia… davvero riuscivo ancora ad attribuirle un senso?

Non ho figli… quei bambini non erano miei-quando mai i figli, i bambini, sono nostri?-anche se so che rimarrò per sempre nei loro pensieri e loro nel mio cuore.

Me ne sono andata per un semplice motivo : ho perso la fiducia nel prossimo, arrivando alla conclusione che non ci si può proprio fidare/affidare mai, a volte nemmeno di chi ci ha generati.

E siccome sono invece nata, ma soprattutto cresciuta, nutrita di fiducia, gli altri in me ed io negli altri, per me il prossimo significava tutto, me inclusa.

Per sillogismo ero convinta di aver perso tutto; sì perché l’ultima delirante sfumatura che intuivo mi stava letteralmente terrorizzando: sarebbe arrivato il momento in cui non avrei potuto fidarmi nemmeno di me stessa??? Dopotutto anch’io ero il mio prossimo!

Il silenzio prima della follia, per non dimenticare #3 6408

angelo-che-ha-perso-le-ali.gif

Gioia mancata

lontano dai respiri della vita

il mio cuore buttato in fondo a un pozzo

l’ultimo battito calpestato da parole che uccidono

sorrisi complici nascosti dietro a uno specchio

le mie lacrime riflesse su un viso che non riconosco più.

Chiusa troppo a lungo dentro la mia testa, esco per ascoltare una voce che deve saziarmi.

Ma niente è come prima.

Nuove mani sul mio corpo traditore e ribelle violeranno ciò che era rimasto sacro

nuovi sguardi sui miei occhi ormai indifesi cercheranno conferme dimenticate

i miei sogni lì sul letto disfatto, come vestiti da piegare con cura e chiudere dentro un armadio

senza ancora sapere se buttare la chiave per non guardarli più in faccia o farla sparire in uno scrigno magico come un tesoro, per custodirne l’esistenza

con amore, per non dimenticare #2 11508

c2883-silentprayer

toccare il fondo e andare oltre…. là, dove il cuore stanco e a pezzi

e la mente massacrata chiedono pace perdono e respiro a Dio,

dove Dio raccoglie i frantumi rimasti di noi e li riporta con amore là dove un tempo fummo bambini…. quando i sorrisi erano solo sorrisi ed il tempo non chiedeva nulla ma era solo foglie verdi o rosse,

quando cercavi una mano sicura e fidata e la trovavi ovunque

ed una preghiera era il nostro angelo che ci cullava e ci accompagnava nei sogni

(parte quinta) ancora la realtà ancora il sogno 23408

parte-quinta

La voce parla. E’ la mia voce.

“Mi ritrovo a leggere quelle parole che ora so non essere tue per me ma di qualcun’altro per te, così comincio ad intuire chi le ha scritte, ma non ancora il perché tu sia arrivato a questo”.

“Il tuo sogno ha un senso ma la verità davvero ti farebbe stare male. Non cercarla, non andare oltre, non hai capito davvero tutto, lascia stare, credimi”.

 “ E sentire? Ha importanza intuire, sentire e capire tutto, troppo, in un attimo che non avrebbe dovuto esistere?”

Sprofondi nell’ombra del tuo scoglio, abbassi gli occhi e soffri in silenzio.

“Ci sono tanti perché, ma non contano per davvero”, cerchi di rassicurarmi, “il tuo non era un brutto sogno, era realtà. Sei riuscita a penetrarla, non so come, ma lo hai fatto. E ora che credi di sapere chi le ha scritte per me, mi ritrovo da solo a pensare ancora una volta alla tua anima pulita, che mi ama ciecamente, alla tua fede in me fino in fondo, fin dall’inizio. E’ anche questa la ragione per la quale non voglio allontanarmi da te. E non mi sento più tanto onesto come credevo o dicevo di essere. E mi chiedo cosa farai ora, e chi diventerai se sarai tu a decidere di partire, e come vivrò io senza più vederti, parlarti, toccarti forse più. Mi accontenterò di vivere in superficie sapendo che in giro per il modo qualcuno mi ama e nessuno mai lo farà così come fai tu? Ce la farò a continuare a nascondermi e a cercare pretesti e stimoli e sensazioni per trovare il coraggio di vivere l’abitudine? Avrà un senso soffrire per amore? E sapere che chi mi ama soffre, riuscirò ad ignorare questo pensiero andando avanti giorno per giorno sapendo che la fine è la stessa per tutti? Potrò disfarmi così facilmente della tua presenza, della tua sofferenza, del tuo amore, della tua gioia, della tua testa, del tuo corpo, fingere che tutto ciò non esista? E dovrò far finta di trovare in qualcun’altro la complicità e l’intimità che con te sembravano uniche?  Ti ritroverò ancora al di là degli occhi di qualcuno? E questo tempo trascorso in quello che a te è parso un attimo, cosa è veramente stato per me? Avrà ancora un senso l’amicizia? Potrò ancora definirla e trovarla tra i miei valori o resterà soltanto una parola vuota?  Ho fatto tanto per farti stare bene e so che lo sai, ma prima mi veniva così naturale mentre ora mi ritrovo povero mortale che ha bisogno di costanti conferme, di stimoli nuovi, di sensazioni perdute nella quotidianità che nemmeno abbiamo vissuto appieno, di fantasie nascoste sotto le coperte di una bambina, nascoste da un uomo che ha paura di diventare vecchio e vede precario il suo tempo. ”

L’aria si riempie del fragore delle onde del mare,

le vedo distruggersi inesorabilmente contro gli scogli,

il vento è forte e l’odore di salsedine m’invade ,

il suono delle tue parole si trasforma,

la tua immagine sbiadisce come in un film, e la mia prende il suo posto …… e sono io che sta pronunciando ciò che hai appena detto tu, sono io, sono io

 ____________________________ continua_______