I Bambini Dharma : Progetto LA CASA DI ACCOGLIENZA “BUSSOLA MAGICA”

bussola magica

Il nostro sogno più ambizioso è realizzare una casa famiglia in cui ospitare i bimbi esposti ed eventualmente i bambini maltrattati durante il periodo di attesa.

Un luogo dove colmare le carenze affettive e materiali che subiscono ingiustamente, una bussola capace di dare orientamento a queste piccole anime in cerca di un posto nel mondo. 

Il progetto è ad oggi embrionale, ma l’associazione sta lavorando per mettere le basi affinché le condizioni siano favorevoli a raggiungere tale scopo.

Se questo progetto si realizzasse, infatti, i bambini non saranno più costretti a sostare per mesi in un reparto ospedaliero, ritagliandosi a stento uno spazio tra un’attività di routine e l’altra.

Non dovranno più sentirsi d’impaccio, ma troveranno conforto in un ambiente caldo e amorevole, con persone preparate e dedite alla loro cura.

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Semplifichiamo : quel viaggio mi riportò indietro.

Durò anni e sembrava non finire mai.

Sembrava sempre qualcos’altro.

Un po’ quello che succede nella testa con le immagini per le illusioni ottiche, perché invece il tempo se ne andò via velocemente.

Certo, cosa normalissima, ovvia, scontata, come sempre.

Ma è il suo modo nel farlo che mi colpì.

Letteralmente, mi colpì.

Sembra incredibile ora che ricordo, ma sono sicura che si fermò un istante anche lui, insieme a me.

Ebbi la netta impressione che si aggrappasse ad ogni pezzo del mio essere.

Voleva fermarsi?

Voleva fermare me?

Impossibile, io non stavo morendo.

Bruciavo, piangevo, tremavo, ero piena di passione.

Impossibile.

Prima mi guardò in faccia come mai aveva fatto, poi, dovendo riprendere la sua corsa per recuperare in volo, mi investì, letteralmente appunto.

Il tempo.

Fu uno scontro frontale.

A quel punto ero lucida, emozionata, decisa.

Lui rimbalzò avanti.

Io venni immediatamente proiettata in un’altra dimensione.

Quale?

Non posso definirla, non la conoscevo prima ma la conosco sempre meglio ogni giorno che passa.

All’inizio non puoi rendertene conto immediatamente, se non fosse per quel sorriso che ti ritrovi spesso in faccia.

Dopo è una meraviglia, perchè quel sorriso te lo ricordi.

C’è sempre stato.

Sospeso nel vuoto un filo immaginario da un punto ad un altro e tu, le braccia aperte come ad abbracciare il mondo, ci cammini sopra in perfetto equilibrio.

Quasi perfetto.

La perfezione non esiste.

I Bambini Dharma : Progetto “il Guscio”

dharma

Il progetto “Il Guscio” è un’attività che l’Associazione porta avanti in maniera costante sin dalla sua fondazione.

Nasce dalla consapevolezza che tutti i bambini ricoverati in ospedale necessitano di attenzioni e attrezzature particolari, personalizzate in base alla condizione fisica e psichica, all’età e anche al carattere. Procurando il materiale che questi bimbi necessitano – da un semplice giocattolo fino a presidi sanitari o arredi per allestire un angolo di ospedale caldo e accogliente – contribuiamo a riempire il vuoto che ruota intorno a loro, umili e pronti ad accogliere una carezza, un sorriso, un gesto d’amore e di cura.

Nel tempo abbiamo donato all’ASST degli Spedali Civili di Brescia, P.O. Ospedale dei Bambini, giocattoli adatti allo sviluppo cognitivo e motorio, strumenti sanitari, passeggini omologati, arredi, armadi, lettini, una lavatrice, un televisore e molto altro.

I bimbi esposti in particolare hanno esigenze peculiari: se altri degenti possono contare sui genitori e su associazioni che si occupano della loro specifica patologia, gli esposti no.

Vengono lasciati dalla mamma senza nulla.

In attesa di una collocazione, questi bambini vivono all’interno degli spazi ospedalieri senza un luogo a loro dedicato.

Vengono ricoverati tra un paziente e l’altro nei vari reparti pediatrici che, per quanto ben gestiti, non sono adatti alla normale crescita di un bimbo.

Per le normative della privacy questi piccoli non possono avere rapporti con il mondo esterno: il loro sole è il neon del reparto, il loro cielo il soffitto della stanza.

“Il Guscio” nasce proprio dal desiderio di creare uno spazio accogliente nel quale i bambini ricoverati possano crescere il più serenamente possibile. Per farlo l’Associazione acquista tutto il necessario con i fondi donati dai benefattori, oppure riceve i materiali direttamente da chi decide acquistarli autonomamente per poi donarceli.

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I Bambini Dharma : Progetto “la Valigia”

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” La tradizione ci insegna che “ogni bambino arriva con il suo fagottino”, cosi abbiamo pensato alla valigia come contenitore di esperienze e di vissuti primari, acquisiti sin dal primo momento che questa piccola Anima decide d’incarnarsi in un grembo.
La valigia, nel nostro sentire, è un modo simbolico di rappresentare l’inizio del “viaggio”  che veste di esperienza d’Amore questo Dono dal cielo, lo spettacolo della vita.
Noi il “fagottino” l’abbiamo preparato e racchiuderà principalmente la storia dei primi giorni del neonato in ospedale, in attesa di avere una famiglia tutta per sé.
Questa è la sua valigia e conterrà i suoi vestiti, i suoi giocattoli e tutto ciò che verrà a lui regalato perché è un bambino atteso e amato fin dal primo giorno che è venuto al mondo.
E’ una valigia che lo accompagnerà nel suo lungo viaggio e parlerà di lui.
E’ la storia dei suoi primi giorni.
Quando i tempi saranno maturi e il bambino comincerà a chiedere qualcosa di sé, i genitori sapranno cosa dire, sapranno cosa mostrare e lui sarà fiero della sua storia.
Saprà che alla sua nascita c’era chi si è occupato di lui, chi l’ha riempito di coccole, chi ha consolato il suo pianto.
Ai bambini che vengono lasciati in ospedale dopo il parto questa prima parte di storia personale viene preclusa.
E’ vero che avranno vestiti dignitosi e le cure del personale, che riceveranno coccole e verrà consolato il loro pianto, magari riceveranno un carillon in regalo, ma nulla potrà essere documentato.

Chi glielo racconterà ?

L’Associazione di Volontariato “Dharma” amorevolmente raccoglie questi piccoli frammenti di esperienza cercando di esprimere al meglio l’essenza di questo viaggio iniziale.

Un tessuto teneramente intrecciato a più mani che dà vita a questa valigia e storia a questo Essere.”

 

http://www.ibambinidharma.it/

Il Presidente,

Giovanna Castelli

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Dopo un lungo viaggio approdo sulle rive di una terra sconosciuta; mi guardo intorno, incerta e spaesata avanzo a piedi nudi  sulla sabbia fredda.

E’ notte, alzo gli occhi al cielo.

Il telone logoro e scuro che un vecchio saggio chiamato tempo stende ogni sera sopra l’azzurro, lascia ancora intravedere al di là del buio; è così che scorgo le minuscole luci sotto chiamate stelle.

La luna è una lama di cristallo che mi cattura e che improvvisamente diventa una sfera magica attraverso la quale riesco a distinguere ciò che mi circonda; intuisco alcune forme, ma ora il vento è caldo sulla mia pelle e confonde i miei pensieri.

Cammino ancora ed è giorno e mi meraviglio di riconoscere un fiore che pensavo non avrei più incontrato; questa volta però mi fermo a raccoglierlo e lui si sprigiona in tutta la sua sensibilità, mentre intorno ogni cosa si colora come per magia.

I bambini ridono e corrono scalzi per le strade, le donne hanno la loro gioia nel cuore i gli uomini le abbracciano spensierati.

La musica invade l’aria e s’impossessa di me espropriata.

Le onde del mare mi si buttano addosso … ancora … una dopo l’altra mi scuotono e fanno vibrare il mio corpo e mi trascinano giù.

I battiti del mio cuore aumentano ed il sangue scorre più veloce nelle mie vene.

Mi manca il respiro e allora su …. prendo l’aria a pieni polmoni; la voglio tutta e le mie braccia si muovono dentro le onde, mentre le mani accarezzano la superficie dell’acqua.

Sono completamente avvolta, le mie gambe avvinghiano l’impossibile, la mia mente si perde tra i sussurri prima ed il respiro affannato poi.

Il sorriso è totale, la luce dominante.

Mi lascio cullare

                                               trasportare

                                                                                 galleggio

                                                                                                                                 svanisco

 

CHI – AMA 14808

femme

Aspetto  la tua voce

il suono delle tue parole

aspetto di sentirti così gli impulsi arrivano dritti al cervello da cui partono i segnali che prendono strade diverse dentro me.

Sono lucida obiettiva razionale.

Aspetto di sentirti

di ascoltarti

Chiama

Mettimi il linea diretta con le onde del mare così per un istante potrò sciogliere le catene della quotidianità,

mandami le voci dei bambini, le loro grida mentre corrono e giocano,

le loro risate così la spensieratezza e le emozioni prenderanno il sopravvento.

Descrivimi di che blu è il cielo lì che qui è così grigio, cupo, le nuvole tanto cariche di pioggia così a lungo da non poter immaginare che questo tempo cambierà.

Dimmi del cibo diverso,

dei sapori nuovi,

dei colori predominanti,

dell’odore dell’aria di un altro paese,

delle facce sconosciute che ti passano accanto senza sapere chi sei,

del caldo che ti circonda,

delle voci incomprensibili che cogli intorno a te mentre ad occhi chiusi ti godi la tregua che ti porta lontano dal resto del mondo,

quel lungo e beato attimo di incoscienza che ti culla e ti ispira,

quel profumo che nel vento riesci a percepire e ti riporta ad un momento migliore.

Oltre (….8 rovesciato) 31108

oltre

L’aria sprigiona un profumo irresistibile

il cielo è più chiaro così infinitamente pieno di stelle appena nate ma sempre le stesse di sempre

la musica viene da lontano, col vento

le mani si cercano furiose

i corpi ansimanti si incontrano

arrivano parole sussurri gemiti

il cuore batte forte

l’anima si esalta

l’estasi del piacere inonda i sensi

i pensieri corrono liberi in tutte le direzioni, senza meta

prendere semplici gesti scontati e riportarli in vita

colorandoli di arcobaleno

è dare loro il valore che il tempo che passa tenta di sbiadire

sfamiamo il corpo

dissetiamo il nostro spirito

continuiamo a spalancare i nostri insaziabili occhi sul mondo …

ancora !

E non fermiamoci a guardare il sole che bellissimo qui tramonta e muore

andiamo oltre, là dove lo stesso sole sta sorgendo,

oltre l’orizzonte dei nostri piccoli pensieri

L’infinito oltre l’orizzonte 10508

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Vestita dei miei sensi posso vedere l’orizzonte,

quella linea sottile che segna la fine del mondo.

Percepisco il fragore dell’immenso e il suo silenzio assordante.

Il mio cuore trabocca e i miei occhi vedono la certezza assoluta dell’anima

un cielo in cui ci si può specchiare

i sapori sono forti e l’aria è impregnata del profumo della pelle di un bimbo

le mie mani ti sfiorano e mi senti nella tua libertà

mi ami

 

INCO – GN – ITA 141208

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A quei tempi venivo accuratamente nascosta sotto falso nome.

Mi chiamavo Pablo, anche se ancora non potevo saperlo.

Ero bellissima.

Una sera mi regalò perfino una parrucca, lunghi capelli castani con riflessi colore dell’oro, così, nell’evenienza tutto fosse poi stato scoperto, io avrei potuto giustificare il fatto confessando di essere un/una trans “che non ce la fa davvero più a stare nella propria pelle”.

Ci capitava di ridere per stupidaggini di poco conto come questa ed eravamo così bravi ad ironizzare su tutto; in realtà c’era poco da stare allegri : eravamo una “coppia clandestina” e quindi privi di libertà, e alcuni sanno bene quanto si aneli alla libertà specialmente in tali frangenti, ma soprattutto se già allora fossimo venuti a conoscenza delle conseguenze del caso.

Quella sera era un inverno come tanti altri per tutti ma non per noi, per noi era un inverno davvero speciale, era il nostro inverno.

All’uscita del negozio dove avevo provato l’acconciatura che più si addiceva al mio viso, lui mi abbracciava per strada cingendomi la vita, mi guardava negli occhi sorridendomi fino giù in fondo al cuore, proprio nel punto dov’è più buio e ci si smarrisce.

Fu così che io ritrovai me stessa ma persi la strada per tornare indietro.

Diventai sua complice.

Inutile dire che, e perché, inizialmente tentai di oppormi a gran fatica con tutte le mie forze.

Camminavamo ubriachi dentro ad un fluido sotto le luci di natale della città; i nostri sensi, tutti e cinque anzi sei o forse addirittura sette senza esagerare, ci stordivano lasciandoci in quello stadio di galleggiamento dove davvero e non a parole il mondo è più leggero.

“Un corpo che riceve una spinta verso l’alto”…. com’era quella legge fisica? “La forza che agisce sul corpo dal basso verso l’alto è diretta in verso opposto rispetto alla forza peso quindi riduce l’effetto di quest’ultima; come conseguenza di ciò, il peso di un corpo immerso nell’acqua, o in generale in un fluido, appare inferiore a quello dello stesso corpo nell’aria”.

Insomma, mancava la forza di gravità sotto i nostri piedi, nella nostra testa non c’era spazio per i fatti gravi che sarebbero poi invece inevitabilmente accaduti… quanto tempo avevamo allora!

Sono convinta di essere stata l’unica a sapere che lui era un agente segreto in missione, e anche se la missione non la conoscevo affatto, io non lo tradii mai.

Una volta fece la sua confessione anche ai bambini, certo comunque che l’avrebbero presa per uno scherzo, cosa che naturalmente avvenne visto che a tavola, con i bicchieri all’orecchio, mimavano invisibili ricetrasmittenti per inviargli importanti comunicazioni di servizio : “contrordine, niente scuola domani e nei prossimi giorni, pericolo di vita, nessuno dovrà uscire dalle proprie case, ripeto agente segreto, pericolo, pericolo, u bot u bot….”.

E così finiva la cena tra risa, posate come bacchette dei direttori d’orchestra e musiche extraterrestri suonate dalle nostre dita che descrivevano un cerchio sull’orlo dei bicchieri.

Nessuno a quell’epoca avrebbe potuto neanche minimamente immaginare il peggio.

Sì, perché fu più tardi e all’improvviso che, nonostante gli anni trascorsi a fare del nostro meglio, lui per le sue missioni importanti che ormai non gli concedevano più tempo né spazio, ed io per cercare di rendere migliore il suo tempo quando stavamo insieme e più ampi i suoi spazi sottraendoli piena di cieca fiducia ai miei (non è forse vero che per un amico si dovrebbe sempre fare di più?), tutto accadde in meno di un batter d’ali senza che nessuno potesse fare nulla per impedirlo.

Mille domande senza mai fine, conclusioni incerte, vacillanti e soprattutto dubbi inutili.

Una missione finita male? Un’importante partita persa che l’aveva lasciato senza speranze? Una scelta sbagliata che l’aveva costretto alla fuga? La costante preoccupazione di essere definitivamente scoperto, messo a nudo, braccato, senza più via di scampo? Un errore che aveva ripetuto e che l’aveva messo con le spalle al muro? O aveva semplicemente preferito lasciare tutto e tutti perché soggiogato da situazioni divenute per lui insopportabili?

Non lo so, è la parte che non conosco. E non voglio più saperlo, ci ho perso tante energie indispensabili alla sopravvivenza nel luogo in cui mi trovo.

Temo che l’età, il tempo che trascorre inesorabile lasciando le sue tracce ovunque, sia stato il suo vero punto debole, il suo tallone d’Achille, anche se questo lui non l’avrebbe mai voluto lasciar trasparire; il suo senso della relatività non era mai esistito? O era semplicemente venuto meno?

Ora lui è lontano, molto probabilmente su un’isola sperduta in attesa di istruzioni per proseguire, anche se io preferisco immaginarlo mentre cammina tra la folla di una caotica grande città con quel suo passo sicuro e la faccia accigliata, in procinto di organizzare al meglio una nuova missione.

Per quanto riguarda me, ho lasciato la città dopo pochi giorni dalla sua partenza- chiamarla scomparsa mi fa sentire tutto il peso della vita che passa-, giusto il tempo di cedere ad altri il posto di lavoro che occupavo instancabile da un tempo che per me a questo punto era divenuto davvero troppo, e insopportabile, fare i dovuti passaggi di proprietà, salutare i miei cari-mi ci volle una forza indicibile per rassicurarli che là dove andavo avrei avuto un aeroporto a portata di mano- ed i pochi amici che sentivo vicini…. Amicizia… davvero riuscivo ancora ad attribuirle un senso?

Non ho figli… quei bambini non erano miei-quando mai i figli, i bambini, sono nostri?-anche se so che rimarrò per sempre nei loro pensieri e loro nel mio cuore.

Me ne sono andata per un semplice motivo : ho perso la fiducia nel prossimo, arrivando alla conclusione che non ci si può proprio fidare/affidare mai, a volte nemmeno di chi ci ha generati.

E siccome sono invece nata, ma soprattutto cresciuta, nutrita di fiducia, gli altri in me ed io negli altri, per me il prossimo significava tutto, me inclusa.

Per sillogismo ero convinta di aver perso tutto; sì perché l’ultima delirante sfumatura che intuivo mi stava letteralmente terrorizzando: sarebbe arrivato il momento in cui non avrei potuto fidarmi nemmeno di me stessa??? Dopotutto anch’io ero il mio prossimo!

per un mondo migliore

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San Quirico d’Orcia una bella calda sera d’estate ….

la foto non è chiara, quindi traduco il biglietto che ho trovato sul vetro di un negozio (chiuso) :

” salve! crediamo nella responsabilità individuale. chi desidera in nostra assenza prendere un libro, può lasciare il corrispettivo sotto la porta. Forse possiamo sognare tutti un mondo migliore. Grazie ”

Per me, un momento importante !

Questo è il mondo in cui credo e che ho scelto : piccole cose ogni giorno

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