racconto breve sulla filosofia dei cerchi sottotitolo quell’invisibile filo magico che ci unisce

cerchi

 

io: “secondo me ‘tutto quadra’ l’ha inventata un matematico”

lui “perché?”

io “perché, se l’avessi inventata io, direi ‘tutto cerchia’ “.

Insomma, questo solo per esprimere un mio piccolo pensiero “tutto quadra, anzi, tutto cerchia” : con te mi si chiude un cerchio e mi si riapre un altro cerchio e la mia vita è fatta di cerchi che si aprono, alcuni si chiudono altri no, alcuni si chiudono prima, altri dopo, altri no, ma alla fine della vita il mio cerchio sarà un grande cerchio che si chiude e dentro a questo cerchio ci saranno tutti i piccoli cerchi chiusi, anche quelli che erano rimasti aperti. Oppure tutti questi piccoli cerchi si apriranno per diventare un filo che formerà un cerchio.

Hai senz’altro capito.

Tutto cerchia.

infinito

 

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Sliding doors…….l’incontro 14608

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E’ sempre lei.

E chi potrebbe dimenticare una così?

La solita faccia struccata e pulita, solo il solito lucidalabbra con i puntini che brillano.

Sempre impegnata, come al solito troppo.

Lei che come sempre si appassiona a quello che fa e quello che fa lo fa bene.

Lei schietta, diretta, dolce e gentile, ferma e rigida sulle sue idee.

Lei molto critica, lei che si confronta sempre, come sempre, come al solito.

Lei molto concreta. Carattere, volontà, determinazione !

Ti guarda dritta in faccia, parla lentamente e usa frasi così chiare, non dà mai risposte evasive, interpretazioni vaghe.

Lei che non ammette qualsiasi forma giudichi la minima mancanza di rispetto, da chiunque essa arrivi ed in qualsiasi modo si manifesti.

Lei onesta fino in fondo con gli altri, con sè stessa, come al solito.

Secondo lei a qualcuno che afferma “oggi mi va bene così, domani non so” bisogna chiedere “non so cosa?”, perchè sostiene che nel momento in cui si dice “non so” si ha già in mente qualcosa o più di qualcosa, qualcosa che va detto …. presente il tipo??

Non ti dà scampo!

Vuole il confronto, lo scontro, l’incontro diretti.

Lei che si racconta lucidamente.

Lei che anche se come al solito sta lavorando tanto, troppo, e non ha un minuto di tempo libero come al solito, ti dice “passa che ti saluto” e tu sai che lo dice sul serio, come al solito.

Per ragioni diverse stavamo vivendo ognuna un momento particolare della nostra vita e, se avessi dovuto guardare un film, l’ incontro non sarebbe stato affatto una casualità.

Ecco perché ebbi la certezza che quella volta non ci sarebbe stata un’altra interruzione.

La storia continua, come al solito

La strada di tutti. 26808

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Ci sono bambini la cui strada è segnata fin da quando nascono.

Molti di noi credono che la strada di tutti sia già stata disegnata prima, ma i bambini di cui parlo io arrivano da mondi sbagliati, da gente con strade a loro volta già segnate, alcune da generazioni.

E’ qui che mi chiedo se anche loro hanno una scelta così come l’abbiamo avuta noi perché a me non sembra, visto il tramandarsi della storia; piuttosto sono convinta che crescano con una tacca dentro, un marchio di fabbrica che li contraddistingue.

Un destino.

Loro non lo sanno.

Mi corrono incontro letteralmente felici e beati quando arrivo, mi saltano in braccio e ridono, qualcuno di loro mi bacia, mi prende per mano e mentre io mi sciolgo d’amore, mi tira nel suo spazio.

Lo spazio di un libro con le figure a loro sconosciute che mi chiedono di raccontare, lo spazio di fogli bianchi e mille colori per riempirli (ma alcuni di loro usano costantemente il nero quasi non si accorgessero degli altri a loro disposizione!), lo spazio di una stanza stretta con tanti giochi che non sono i loro, lo spazio di un cortile triste con l’altalena che spingerei all’infinito pur di sentirli gioire, lo spazio di una scarpina slacciata da ore senza che qualcuno se ne sia ancora accorto.

L’ennesima storia arriva in comunità una sera d’ottobre.

La sua manina dentro ad un’altra più grande che non lascia mai.

Si guarda intorno con incertezza e timore, mentre io rimango stregata da quei suoi grandi occhi scuri che hanno il colore di una notte senza luna.

Anche se ha soltanto due anni, sa già che qualcosa non è al suo solito posto.

La mano più grande è di una giovane donna con l’aria stravolta e gli occhi pesti… dal pianto e da segni inconfondibili che li violentano.

Lividi neri, mezzi viola con sfumature giallastre che vanno a finire sulla parte del viso deturpata.

Non è stato un incidente.

Non si tratta mai di incidenti quando arrivano qui.

Quando arrivano qui è l’ultimo stadio di un percorso sbagliato, a volte il risveglio da un incubo, altre ancora l’incubo che continua.

Qui hanno la possibilità di riscattarsi, almeno stavolta; ma sono controllate a vista, studiate, osservate, analizzate.

Su ognuna di loro pagine di resoconti riempiti dei minimi dettagli.

Loro lo sanno.

Un passo falso e saranno separate dai loro figli.

Se saranno giudicate mamme inadatte, incapaci, inadeguate, se non ci sarà qualcuno a difenderle e a proteggerle, i loro figli saranno affidati ad altre famiglie.

Per fortuna dico io, anche se è un dramma dentro al dramma !

Ma non è questo il caso che ho in mente.

La manina piccola sta ancora stringendo quella forte e sicura della sua mamma.

Mi avvicino pianissimo, tra le mie braccia un orsetto morbido che mi fa da tramite.

Mi accuccio davanti a quella figurina incosciente che mi guarda impaurita.

Come ti chiami? Chiedo.

Il suo nome è tutto una storia e qui da noi, in certi ambienti, potrebbe addirittura essere penalizzante.

Si chiama Giuda, come l’uomo che ha tradito Gesù, ma la mia Giuda è femmina, è un’araba come i cavalli purosangue, bellissima e incantatrice e in questa storia è un uomo che ha tradito lei, il suo papà.

nel profondo, la leggerezza

Pensieri profondi attanagliano come morse la mia mente

1

mentre è giunta sera e fuori il freddo …………

Scelte importanti nella vita mi si ripresentano costantemente senza mai darmi tregua

e ………

2

“Quali scarpe indosserò?”

                                               “Ok, deciso, vada per le colorate col tacco”

3

*****

La mia sete di sapere mi porta sempre a nuove mete che ……..

“un aperitivo a quest’ora è proprio quello che ci vuole !”

4

************

La vera essenza di me, il mio essere insaziabile, accompagna il trascorrere di queste ore come…….

                         “questo è ciò che voglio!!”

5

Sono sempre convinta che è soltanto scendendo in profondità che riuscirò a scoprire gli arcani misteri che regolano  ………….

6

“dov’è finita quella bottiglia….????”

    **********

Tutto ciò che accade ci spinge a profonde riflessioni: la vita va gustata, il gusto del piacere allieta i nostri cuori, il retrogusto inconfondibile delle ………

”questo è inconfondibilmente un Barolo!”

7

Nuove idee si affacciano ora alla mia mente, quasi portate dal vento, o dall’ora che volge a………

8

“questo lo teniamo per cucinare il pesce!”

9

                                                                     “mmm è quasi pronto ………..”

accendo il fuoco….

10

metto un pò di musica….

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ed alcuni fiori qua e là………..

12

Dubbi prepotenti, incessanti, assalgono con frenesia i miei desideri senza lasciare scampo……….

13

“cioccolato con le fragole ????…… o…………

14

…. solo ciliegie ? … o………..

                                                                     mmm ….gelatooooo????”

15

… fino alla confusione delle immagini che ormai

si rigenerano

si sovrappongono

si esauriscono

 

mentre, amleticamente, mi chiedo chi sono ………………

16

 

 

L’infinito oltre l’orizzonte 10508

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Vestita dei miei sensi posso vedere l’orizzonte,

quella linea sottile che segna la fine del mondo.

Percepisco il fragore dell’immenso e il suo silenzio assordante.

Il mio cuore trabocca e i miei occhi vedono la certezza assoluta dell’anima

un cielo in cui ci si può specchiare

i sapori sono forti e l’aria è impregnata del profumo della pelle di un bimbo

le mie mani ti sfiorano e mi senti nella tua libertà

mi ami

 

INCO – GN – ITA 141208

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A quei tempi venivo accuratamente nascosta sotto falso nome.

Mi chiamavo Pablo, anche se ancora non potevo saperlo.

Ero bellissima.

Una sera mi regalò perfino una parrucca, lunghi capelli castani con riflessi colore dell’oro, così, nell’evenienza tutto fosse poi stato scoperto, io avrei potuto giustificare il fatto confessando di essere un/una trans “che non ce la fa davvero più a stare nella propria pelle”.

Ci capitava di ridere per stupidaggini di poco conto come questa ed eravamo così bravi ad ironizzare su tutto; in realtà c’era poco da stare allegri : eravamo una “coppia clandestina” e quindi privi di libertà, e alcuni sanno bene quanto si aneli alla libertà specialmente in tali frangenti, ma soprattutto se già allora fossimo venuti a conoscenza delle conseguenze del caso.

Quella sera era un inverno come tanti altri per tutti ma non per noi, per noi era un inverno davvero speciale, era il nostro inverno.

All’uscita del negozio dove avevo provato l’acconciatura che più si addiceva al mio viso, lui mi abbracciava per strada cingendomi la vita, mi guardava negli occhi sorridendomi fino giù in fondo al cuore, proprio nel punto dov’è più buio e ci si smarrisce.

Fu così che io ritrovai me stessa ma persi la strada per tornare indietro.

Diventai sua complice.

Inutile dire che, e perché, inizialmente tentai di oppormi a gran fatica con tutte le mie forze.

Camminavamo ubriachi dentro ad un fluido sotto le luci di natale della città; i nostri sensi, tutti e cinque anzi sei o forse addirittura sette senza esagerare, ci stordivano lasciandoci in quello stadio di galleggiamento dove davvero e non a parole il mondo è più leggero.

“Un corpo che riceve una spinta verso l’alto”…. com’era quella legge fisica? “La forza che agisce sul corpo dal basso verso l’alto è diretta in verso opposto rispetto alla forza peso quindi riduce l’effetto di quest’ultima; come conseguenza di ciò, il peso di un corpo immerso nell’acqua, o in generale in un fluido, appare inferiore a quello dello stesso corpo nell’aria”.

Insomma, mancava la forza di gravità sotto i nostri piedi, nella nostra testa non c’era spazio per i fatti gravi che sarebbero poi invece inevitabilmente accaduti… quanto tempo avevamo allora!

Sono convinta di essere stata l’unica a sapere che lui era un agente segreto in missione, e anche se la missione non la conoscevo affatto, io non lo tradii mai.

Una volta fece la sua confessione anche ai bambini, certo comunque che l’avrebbero presa per uno scherzo, cosa che naturalmente avvenne visto che a tavola, con i bicchieri all’orecchio, mimavano invisibili ricetrasmittenti per inviargli importanti comunicazioni di servizio : “contrordine, niente scuola domani e nei prossimi giorni, pericolo di vita, nessuno dovrà uscire dalle proprie case, ripeto agente segreto, pericolo, pericolo, u bot u bot….”.

E così finiva la cena tra risa, posate come bacchette dei direttori d’orchestra e musiche extraterrestri suonate dalle nostre dita che descrivevano un cerchio sull’orlo dei bicchieri.

Nessuno a quell’epoca avrebbe potuto neanche minimamente immaginare il peggio.

Sì, perché fu più tardi e all’improvviso che, nonostante gli anni trascorsi a fare del nostro meglio, lui per le sue missioni importanti che ormai non gli concedevano più tempo né spazio, ed io per cercare di rendere migliore il suo tempo quando stavamo insieme e più ampi i suoi spazi sottraendoli piena di cieca fiducia ai miei (non è forse vero che per un amico si dovrebbe sempre fare di più?), tutto accadde in meno di un batter d’ali senza che nessuno potesse fare nulla per impedirlo.

Mille domande senza mai fine, conclusioni incerte, vacillanti e soprattutto dubbi inutili.

Una missione finita male? Un’importante partita persa che l’aveva lasciato senza speranze? Una scelta sbagliata che l’aveva costretto alla fuga? La costante preoccupazione di essere definitivamente scoperto, messo a nudo, braccato, senza più via di scampo? Un errore che aveva ripetuto e che l’aveva messo con le spalle al muro? O aveva semplicemente preferito lasciare tutto e tutti perché soggiogato da situazioni divenute per lui insopportabili?

Non lo so, è la parte che non conosco. E non voglio più saperlo, ci ho perso tante energie indispensabili alla sopravvivenza nel luogo in cui mi trovo.

Temo che l’età, il tempo che trascorre inesorabile lasciando le sue tracce ovunque, sia stato il suo vero punto debole, il suo tallone d’Achille, anche se questo lui non l’avrebbe mai voluto lasciar trasparire; il suo senso della relatività non era mai esistito? O era semplicemente venuto meno?

Ora lui è lontano, molto probabilmente su un’isola sperduta in attesa di istruzioni per proseguire, anche se io preferisco immaginarlo mentre cammina tra la folla di una caotica grande città con quel suo passo sicuro e la faccia accigliata, in procinto di organizzare al meglio una nuova missione.

Per quanto riguarda me, ho lasciato la città dopo pochi giorni dalla sua partenza- chiamarla scomparsa mi fa sentire tutto il peso della vita che passa-, giusto il tempo di cedere ad altri il posto di lavoro che occupavo instancabile da un tempo che per me a questo punto era divenuto davvero troppo, e insopportabile, fare i dovuti passaggi di proprietà, salutare i miei cari-mi ci volle una forza indicibile per rassicurarli che là dove andavo avrei avuto un aeroporto a portata di mano- ed i pochi amici che sentivo vicini…. Amicizia… davvero riuscivo ancora ad attribuirle un senso?

Non ho figli… quei bambini non erano miei-quando mai i figli, i bambini, sono nostri?-anche se so che rimarrò per sempre nei loro pensieri e loro nel mio cuore.

Me ne sono andata per un semplice motivo : ho perso la fiducia nel prossimo, arrivando alla conclusione che non ci si può proprio fidare/affidare mai, a volte nemmeno di chi ci ha generati.

E siccome sono invece nata, ma soprattutto cresciuta, nutrita di fiducia, gli altri in me ed io negli altri, per me il prossimo significava tutto, me inclusa.

Per sillogismo ero convinta di aver perso tutto; sì perché l’ultima delirante sfumatura che intuivo mi stava letteralmente terrorizzando: sarebbe arrivato il momento in cui non avrei potuto fidarmi nemmeno di me stessa??? Dopotutto anch’io ero il mio prossimo!

(parte quinta) ancora la realtà ancora il sogno 23408

parte-quinta

La voce parla. E’ la mia voce.

“Mi ritrovo a leggere quelle parole che ora so non essere tue per me ma di qualcun’altro per te, così comincio ad intuire chi le ha scritte, ma non ancora il perché tu sia arrivato a questo”.

“Il tuo sogno ha un senso ma la verità davvero ti farebbe stare male. Non cercarla, non andare oltre, non hai capito davvero tutto, lascia stare, credimi”.

 “ E sentire? Ha importanza intuire, sentire e capire tutto, troppo, in un attimo che non avrebbe dovuto esistere?”

Sprofondi nell’ombra del tuo scoglio, abbassi gli occhi e soffri in silenzio.

“Ci sono tanti perché, ma non contano per davvero”, cerchi di rassicurarmi, “il tuo non era un brutto sogno, era realtà. Sei riuscita a penetrarla, non so come, ma lo hai fatto. E ora che credi di sapere chi le ha scritte per me, mi ritrovo da solo a pensare ancora una volta alla tua anima pulita, che mi ama ciecamente, alla tua fede in me fino in fondo, fin dall’inizio. E’ anche questa la ragione per la quale non voglio allontanarmi da te. E non mi sento più tanto onesto come credevo o dicevo di essere. E mi chiedo cosa farai ora, e chi diventerai se sarai tu a decidere di partire, e come vivrò io senza più vederti, parlarti, toccarti forse più. Mi accontenterò di vivere in superficie sapendo che in giro per il modo qualcuno mi ama e nessuno mai lo farà così come fai tu? Ce la farò a continuare a nascondermi e a cercare pretesti e stimoli e sensazioni per trovare il coraggio di vivere l’abitudine? Avrà un senso soffrire per amore? E sapere che chi mi ama soffre, riuscirò ad ignorare questo pensiero andando avanti giorno per giorno sapendo che la fine è la stessa per tutti? Potrò disfarmi così facilmente della tua presenza, della tua sofferenza, del tuo amore, della tua gioia, della tua testa, del tuo corpo, fingere che tutto ciò non esista? E dovrò far finta di trovare in qualcun’altro la complicità e l’intimità che con te sembravano uniche?  Ti ritroverò ancora al di là degli occhi di qualcuno? E questo tempo trascorso in quello che a te è parso un attimo, cosa è veramente stato per me? Avrà ancora un senso l’amicizia? Potrò ancora definirla e trovarla tra i miei valori o resterà soltanto una parola vuota?  Ho fatto tanto per farti stare bene e so che lo sai, ma prima mi veniva così naturale mentre ora mi ritrovo povero mortale che ha bisogno di costanti conferme, di stimoli nuovi, di sensazioni perdute nella quotidianità che nemmeno abbiamo vissuto appieno, di fantasie nascoste sotto le coperte di una bambina, nascoste da un uomo che ha paura di diventare vecchio e vede precario il suo tempo. ”

L’aria si riempie del fragore delle onde del mare,

le vedo distruggersi inesorabilmente contro gli scogli,

il vento è forte e l’odore di salsedine m’invade ,

il suono delle tue parole si trasforma,

la tua immagine sbiadisce come in un film, e la mia prende il suo posto …… e sono io che sta pronunciando ciò che hai appena detto tu, sono io, sono io

 ____________________________ continua_______

 

(parte quarta) la realtà continua…….2408

 

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………….. invece mi hai oltrepassata passandomi attraverso come se io fossi stata un fantasma.

……………… come se io fossi stata un fantasma.

La figura dietro di me o davanti a me è avvolta nella nebbia, mentre vedo te distintamente.

Afferri il bicchiere che esce dalla nebbia ma non lo porti alle labbra per bere, lo spieghi come fosse un foglio e leggi quelle parole.

E in quel preciso istante capisco che non erano tue.

Dalla tasca prendi una fotografia e la baci, sfiorandola con le tue labbra.

D’un tratto due occhi scuri e vivaci mi si parano davanti come un lampo che squarcia il cielo d’estate e subito spariscono.

Dove li ho già visti ?

Li ho già visti!

D’improvviso ti vedo dentro un piccolo cilindro nero e lungo, quasi un tunnel in miniatura.

Tu rimpicciolito e lontano, sempre più lontano e circondato dal nulla.

Tu solo.

Solo col tuo foglio in mano e la fotografia.

Mi guardo intorno, cerco di avvicinarmi ma mi accorgo di camminare affaticata in salita su un ponte aperto, senza ripari, un ponte lungo e stretto.

Sotto di me il mare.

Blu, bellissimo, senza fine, mi toglie il respiro.

Non sono più sicura.

Tutti i miei appigli sono spariti.

Le mie certezze non esistono più.

Qualsiasi ragione mi ha abbandonata.

E i miei sensi?

Dove sono i miei sensi?

Non c’è più niente intorno, sono come circondata dal cielo.

Davanti a me il ponte aperto in salita e, dove c’eri prima tu, ora una piccola scatola chiusa e avvolta in un pezzo di stoffa rosso.

Un raggio di sole accecante colpisce la scatola e il pezzo di stoffa diventa sangue che si sparge e scende fino ad arrivare a me.

Sono a piedi nudi, li guardo, li tocco, il sangue ora è anche sulle mie mani.

Ho i piedi sulla sabbia, penso, sono caduta giù dal cielo.

Nuda mi risollevo piano, molto piano.

Tutto rallenta, rallenta, rallenta.

Si sente forte il suono del mare, un suono calmo che mi pervade e si impossessa di me.

Sento una voce oltre la mia spalla, alzo gli occhi e giro il viso verso quella voce

 

_______________ continua senza tregua _______________________

 

(parte terza) Quando l’immaginazione entra nella realtà….26308

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Un altro puzzle.

Tanti pezzi ad incastro di vetro colorato.

Li dispongo uno ad uno sul tavolo che ora non è più un tavolo ma lo schermo acceso di una tv ad altissima definizione.

Mano a mano che incastro i pezzi, mi accorgo che corrispondono esattamente alle figure proiettate sotto.

Alcune persone sedute in una stanza spoglia piena di fumo e senza suoni.

S’intuisce che parlano perché gesticolano, alcuni di loro ridono a bocca aperta, altri hanno un’espressione triste e stanca.

La ragazza che sta varcando la porta d’ingresso rivolge un sorriso dolce all’uomo che la sta guardando.

Tutto è fermo, immobile, silenzioso, denso di significato.

Quel senso misterioso che si riesce ad avvertire così distintamente solo in sogno.

Quella magia inafferrabile eppure rivelatrice che si manifesta così chiara tramite immagini che arrivano deformate o irreali ai nostri occhi ma simultaneamente tradotte e decodificate da un particolare angolo del cervello in quella fase di precario equilibrio tra sonno e veglia, sogno e risveglio, coscienza ed incoscienza.

Dove ho già visto tutto ciò?

D’un tratto più nulla.

Una spiaggia solitaria senza vento e tu seduto dentro l’ombra di un enorme scoglio.

Mi avvicino piano, con passo incerto e tu parli distratto senza guardarmi negli occhi.

“Adesso che da sola hai messo insieme i pezzi di ciò che c’era scritto, devi sapere chi ha scritto e per chi e perché”.

 impaurita reagisco

“Pensavo fosse solo un brutto sogno, volevo convincermi che quelle fossero parole tue destinate a me per una ragione ben evidente, ma allo stesso tempo vedevo una figura dietro di me o davanti a me, non ricordo bene…. non ero io ….tu camminavi verso di me con la mano tesa nel gesto di darmi qualcosa, io ti porgevo le mani a coppa, invece mi hai oltrepassata passandomi attraverso come se io fossi stata un fantasma.

……… to be continued ………..

(parte seconda) Quando l’immaginazione entra nella realtà…ANCORA . 19308

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Cosa faccio?

Cosa devo fare?

Amore mio aiutami.

Tirami fuori da qui in qualche modo non importa come.

No qui non c’è nessuno, sono solo io, sono sola col mio amore che brucia dentro di me.

Sento un dolore forte in una zona non ben definita, vicina al cuore, dietro al cuore, qualcosa già provato.

Cerco di fermare quelle immagini che spariscono veloci come lampi durante i temporali d’estate.

Forse è l’unico modo per venirne a capo.

Sono parole quelle che vedo, parole enormi scritte con l’inchiostro, lui finisce di scriverle e si alza, poi si gira verso la finestra ed io sono proprio davanti a lui.    

Gli porgo le mani a coppa perché lui possa versarci dentro quelle parole.

Invece lui non mi dà niente.

Strappa il foglio in tanti minuscoli pezzettini e li butta in aria.

Si gira dall’altra parte, spegne la luce, sbatte la porta e se ne va lasciandomi sola al buio.

Non mi ha vista?

Non mi ha vista !

Perché?

Di nuovo quell’angoscia.

D’improvviso le pareti della stanza si illuminano.

Sono coperte di brillanti stelle fosforescenti che prendono forma soltanto adesso, nel buio totale di questa stanzetta.

Attaccati alle pareti che si stanno allargando, piccoli cartoncini di dimensioni e colori diversi esplodono come fuochi d’artificio.

La stanza si riempie di acqua…. è bellissima …..e io comincio a galleggiare a fluttuare a respirare. 

Mi trovo in bilico tra la zona della coscienza e quella del ricordo.

Sto sognando!

Su ogni quadratino una lettera diversa scritta con l’inchiostro, una lettera soltanto per ogni singolo pezzo di carta.

Stacco i fogli dalle pareti che ora mi si stanno stringendo attorno.

Tante lettere su tanti foglietti che devo mettere in logica successione per capirne il senso compiuto.

Mentre afferro l’ultimo pezzetto di carta, la terra trema.

Ho paura, infilo tutto nelle tasche e corro fuori.

Mi gira la testa, inciampo, ho bisogno di aiuto ma non c’è nessuno.

E’ buio anche fuori, è tardi, è troppo tardi e non c’è più anima viva in giro.

Mi guardo intorno, stelle, stelle ovunque, stelle e silenzio.

Dall’altra parte di quell’insolita strada una porta socchiusa, un sottile filo di luce si riflette sull’asfalto ma l’asfalto è fatto di marmo colore chiaro, una strana strada.

Mi avvicino timorosa e curiosa.

Una voce m’invita ad entrare.

Rovescio il contenuto delle mie tasche sul tavolo di fronte a me e vedo un vecchio seduto su una grande poltrona bianca.

Mi guarda e mi fa un cenno con la mano.

Vuole che io apra una scatola che sta proprio lì davanti a me.

Mi siedo, tolgo il coperchio, ci guardo dentro.

Un altro puzzle.

………… to be continued ………………..